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INTERVISTA AD ADRIANA FRANZESE, VICEPRESIDENTE DELLA SOCIETA’ ITALIANA DI DIABETOLOGIA E ENDOCRINOLOGIA.

 DI REDAZIONE IN MANGIARE SANO 

 Tra i maggiori problemi dell’alimentazione odierna delle famiglie ci sono la poca attenzione e il poco tempo che si dedica alla preparazione dei pasti. Lo sostiene Adriana Franzese, vicepresidente della società italiana di diabetologia e endocrinologia e responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Diabetologia Pediatrica dell’Università di Napoli Federico II.

 

 Anche i bambini italiani, come i loro coetanei americani, consumano sempre più junk food, con ripercussioni notevoli sulla salute e problemi dilaganti di obesità infantile e diabete in età pediatrica. Per promuovere e consolidare stili di vita e di alimentazione salutari la Regione Campania da alcuni anni ha avviato il progetto “Crescere felix” e una capillare campagna di comunicazione che alcune ASL hanno sviluppato ispirandosi alla famosa campagna americana “5210”. 4 i consigli per prevenire patologie infantili legate alla cattiva alimentazione: mangiare 5 porzioni tra frutta e verdura al giorno; limitare a 2 ore al massimo il tempo trascorso davanti alla tv e ai videogiochi; fare almeno 1 ora di movimento al giorno; bere “0” (zero) bevande zuccherate. Ne parliamo con la dott.ssa Adriana Franzese.

Secondo dati recenti il 25% dei bambini italiani è in sovrappeso e il 13% è addirittura obeso. Quali i rischi sulla crescita e quali i consigli ai genitori?

Il sovrappeso e l’obesità a 8 anni coprono insieme il 49% dei bambini campani secondo i dati di OKKio alla Salute 2008, in leggera flessione nel 2010 e nel 2012. Questo dato, preso con un’impeccabile campionatura, ha dato alla Campania la maglia nera dell’obesità pediatrica. Dati altrettanto gravi sono nel Report “HBSC” per quanto riguarda gli adolescenti 11-13 anni. Fu per questo che 5 anni fa la Regione Campania, in sintonia col Piano Nazionale di “Guadagnare Salute” chiese e ottenne la progettazione di “Crescerefelix“, un Progetto per la Prevenzione dell’obesità dei bambini nella nostra Regione. Il progetto prevedeva 7 azioni di cui 6 generali e preventive (Sito web, allattamento al seno, svezzamento e prime età, azioni sulle scuole e le mense, promozione del movimento) e una sulla presa in carico del bambino già affetto da obesità. Il progetto ha prodotto documenti e corsi didattici, ma anche iniziative di comportamento salutare a livello delle ASL. Altre iniziative sono ancora in programmazione in varie aree delle 7 ASL Campane.

Ad inizio 2014 la rivista americana Slate ha lanciato l’allarme sull’aumento del consumo di junk food anche in Italia, Paese della dieta mediterranea. Quali gli alimenti che non dovrebbero mai mancare nell’alimentazione di un bambino e quali quelli da consumare con moderazione o evitare?

I nostri bambini aderivano alla dieta mediterranea il cui successo 44 anni fa fu sancito da due studiosi americani studiando l’alimentazione dei pescatori del Cilento. Oggi l’abbondanza di pesce, olio d’oliva e legumi è un ricordo. I nostri bambini si nutrono di merendine (con additivi vari e oli scadenti) e di troppi grassi animali, mangiano poca frutta, mangiano fritture e abituano il gusto al consumo di sale e di alte quote di zuccheri semplici. Da evitare? Da preferire? In generale tutto quello che è “veloce” e “preparato” è meno salubre, se non nocivo, rispetto a ciò che è naturale e “preparato in casa”. Quindi tra i maggiori problemi dell’alimentazione odierna delle famiglie ci sono la poca attenzione e il poco tempo che si dedica alla preparazione dei pasti. Se il vecchio “pane olio e pomodoro” sostituisse la merendina, se si cucinasse in umido o al forno, se ci fossero 4 volte a settimana i legumi a tavola e tre volte al giorno si mangiasse frutta, sicuramente vi sarebbe più salute cibo-dipendente.

Lei si interessa di diabetologia pediatrica: un fenomeno crescente nel nostro Paese. Com’è la situazione e come evitare che la situazione degeneri? 

Federico II ha nel Dipartimento di Pediatria uno dei due Centri Regionali Campani per la cura del Diabete dell’età evolutiva ed io ne sono il responsabile. Curiamo attualmente circa 500 bambini e adolescenti con diabete. Bisogna ricordare che la forma più comune (in leggero progressivo aumento) di diabete dei bambini è il tipo 1 che non dipende dall’ingrassamento: i diabetici tipo 1 tuttavia devono mangiare in modo ben equilibrato e non devono ingrassare poiché questo rende difficile una buona efficacia della terapia insulinica. L’altro diabete, cosiddetto tipo 2, venticinque/trenta volte più frequente del tipo 1, era esclusivo dell’adulto oltre il quarto decennio di vita e sta invece comparendo nell’età dell’adolescente come complicanza dell’obesità. Non è ancora fortunatamente molto frequente, come invece viene segnalato in America, ma è invece frequente uno stato prediabetico come l’iperinsulinismo dell’obeso, che è comunque una condizione metabolica pericolosa, per sindrome metabolica, steatosi epatica e rischio cardio-vascolare. Combattere l’obesità, soprattutto con la prevenzione significa combattere anche il diabete tipo 2 e l’iperinsulinismo. Oltre a questo si potrebbe pensare a campagne di misura a tappeto della glicemia negli adolescenti quale screening di popolazione, soprattutto nei figli obesi di famiglie in cui è presente il diabete 2.

Oltre le famose merendine preconfezionate da alcuni anni al centro dell’attenzione ci sono anche le bevande zuccherate, come alcuni succhi di frutta, di cui i bambini fanno largo uso, a casa ma anche a scuola. Come regolarsi con questi prodotti?

Le bevande zuccherate e i succhi di frutta sono insani perché 1) non danno sazietà, 2) sono privi di fibre e ricchi di zuccheri semplici, 3) sono addizionate di conservanti/coloranti. In altre parole, rispetto ad un’arancia mangiata per intero con fibre, vitamine e oligoelementi, già la spremuta di arancia ha lasciato solo zuccheri semplici e poche vitamine, laddove l’aranciata dell’industria è addizionata di acqua e di zuccheri nonché additivi poco identificabili; inoltre il potere saziante dell’arancia è completamente perduto nei succhi.

E’ tutta una questione di alimentazione o anche di stili di vita? Oggi i bambini trascorrono molte ore davanti a tv, consolle e tablet. Quanto è importante il movimento e in che misura la sua assenza influenza obesità e diabete?

La buona qualità di vita dipende molto dal movimento fisico che ne condiziona i consumi energetici, ma anche le funzioni d’organo, il metabolismo di grassi e zuccheri, le funzioni vascolari e l’irrorazione cerebrale. I bambini di oggi hanno meno occasioni di movimento fisico spontaneo (giochi all’aria aperta, bici, cammino per andare a scuola o per collaborare con la famiglia, scale per arrivare a casa…). Pertanto le famiglie benestanti ricorrono alle palestre e allo sport organizzato. Spesso i bambini sono forzati a frequentare queste attività e può accadere che all’inizio o alla fine dell’ora di sport il bambino venga super-alimentato “per riprendere le calorie”. Inoltre capita spesso che al ridottissimo tempo speso in palestra faccia da riscontro negativo l’enorme tempo speso dal bambino in attività sedentarie (video) il cui effetto negativo è anche potenziato da eventuali pubblicità di alimenti “Junk food”. L’importanza del movimento fisico è enorme sulla salute. Per esempio nella terapia della sindrome metabolica la massima efficacia per ottenere una normalizzazione dei lipidi circolanti è da ascriversi non ad un farmaco bensì all’attività motoria. Da un punto di vista energetico, se un bambino di 8 anni normopeso consuma circa 1700 calorie al giorno, uno sedentario ne consuma meno di 1400 e uno sportivo può consumarne anche 2000. E’ chiaro che ingrassa quello che introduce più quote caloriche di quelle che consuma. Sarebbe poi troppo lungo elencare gli elementi positivi che l’attività fisica porta alla crescita e maturazione del bambino da un punto di vista psichico e di educazione. Sembra assurdo quantizzare il ruolo dell’attività fisica nell’incremento di diabete e obesità, ma non esiterei ad attribuire in termini di responsabilità la quota di almeno il 50% alla sedentarietà.

Adriana Franzese

Responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Diabetologia Pediatrica dell’Università di Napoli Federico II, dove svolge attività di ricerca e docenza. E’ membro del team scientifico del progetto Crescere felix. (crescerefelix.it). Dal 1993 è presidente del Centro regionale del diabete infantile della Regione Campania. Considerata tra le più autorevoli professioniste e ricercatrici italiane, è membro della società italiana di Pediatria (SIP), di quella per l’endocrinologia pediatrica (ESPE) e la società europea Endocrinologia pediatrica. E’ vicepresidente della società italiana di diabetologia e endocrinologia.

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